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Byadmin Pubblicato 16 Maggio 2018

Api e neonicotinoidi, “Bene lo stop ma l’attenzione deve rimanere alta”

di Matteo Giusti –

Intervista a Franco Mutinelli, responsabile del Centro di referenza nazionale per l’apicoltura, sulle effettive ricadute che il bando dei tre prodotti avrà sugli alveari.

E’ di pochi giorni fa la decisione dell’Unione europea di vietare l’utilizzo in pieno campo di tre insetticidi neonicotinoidi, perché pericolosi per le api e per gli insetti impollinatori.
Con questa provvedimento i tre principi attivi imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam potranno essere usati solo in serra.

L’allarme sulla pericolosità dei neonicotinoidi per la sopravvivenza degli alveari era stato lanciato già a partire dal 2008 da associazioni di apicoltori e movimenti ambientalisti e aveva portato in Italia al bando dell’uso di questi prodotti per la concia delle sementi e all’avvio di due programmi di ricerca e monitoraggio sulla salute delle api da miele finanziati dal Mipaaf: Apenet e Beenet.

Ora, per fare un punto sulla situazione e per valutare quale potrà essere l’effettivo effetto del bando di questi prodotti nell’agricoltura di pieno campo, abbiamo intervistato il dottor Franco Mutinelli, responsabile del Centro di referenza nazionale per l’apicoltura, componente del gruppo di coordinamento dei due progetti di monitoraggio nazionali e membro della rete di ricerca internazionale sulla salute delle api Coloss.

Dottor Mutinelli, tutti gli insetticidi, per definizione, sono altamente tossici per le api. Ma la tossicità dei neonicotinoidi risulta più elevata. Di che ordini di grandezza stiamo parlando? Si possono fare confronti con altri insetticidi?
“La reale tossicità dei neonicotinoidi è emersa chiaramente nell’ultimo decennio e numerosi sono stati gli studi sia sperimentali che di campo svolti in quest’ambito. Più che di ordine di grandezza, si può parlare di una diversamodalità con cui queste sostanze manifestano la loro tossicità sulle api, cioè a dire l’assenza in generale di una mortalità massiva come avveniva per gli apicidi degli anni ’70 – ’80 o ancora avviene oggi in alcuni casi, cioè a dire un progressivo, silenzioso spopolamento delle colonie, spiegabile con un non ritorno delle bottinatrici all’alveare”.

Dai due progetti di ricerca e monitoraggio sullo stato di salute delle api, partiti per far luce anche sugli effetti dei neonicotinoidi sugli alveari, cosa è emerso?
“Nel 2008 la segnalazione ufficiale da parte degli apicoltori, attraverso i servizi veterinari delle Asl, degli eventi di moria e spopolamento registrati nel periodo marzo-giugno, prevalentemente nel nord Italia in aree a vocazionemaidicola, e le successive indagini di laboratorio, hanno consentito di far emergere il problema dell’impatto negativo sulle api dell’utilizzo dei semi conciati con neonicotinoidi con il diretto coinvolgimento dei ministeri competenti (Salute, Agricoltura e Ambiente).
Questo problema era già stato evidenziato nel 2002-2003, ma non aveva poi avuto un riscontro ufficiale. Successivamente, con i progetti di monitoraggio e ricerca Apenet, Beenet e quello realizzato in alcune aree protette italiane, è stato possibile approfondire diversi aspetti legati all’utilizzo dei neonicotinoidi e al loro impatto negativo sulle api. C’è stata sicuramente unapresa di coscienza del problema ed una maggiore attenzione allo stesso. Ne sono derivati poi i divieti e le limitazioni al loro utilizzo”.

Quanti sono stati i casi di mortalità di alveari dovuti all’uso dei neonicotinoidi? E su che colture si sono registrati?
“Le indagini epidemiologiche e di laboratorio condotte hanno evidenziato unapresenza quasi costante dei neonicotinoidi spesso associata però anche adaltri principi attivi più tradizionali come esteri fosforici, carbammati, piretroidi, fungicidi …. Diverse sono le colture interessate anche perché molti vecchi principi attivi sono stati sostituiti proprio dai neonicotinoidi”.

Il bando quindi eviterà il ripetersi di casi simili, ma ovviamente potranno esserci avvelenamenti da altri principi attivi. Attualmente quale è la frequenza di questi avvelenamenti e quali sono stati i casi più eclatanti?
“Si auspica che il recente bando possa determinare una riduzione degli eventi di moria/spopolamento direttamente legati ai principi attivi neonicotinoidi in causa (imidacloprid, thiametoxam, clothianidin) considerato che questi potranno essere utilizzati solo in serra.
Tuttavia, altri principi attivi potranno essere responsabili di moria in funzione dell’attenzione e della correttezza rivolta al loro utilizzo. Proprio in questi ultimi tempi abbiamo ricevuto diverse segnalazioni ed eseguito analisi di laboratorio relativamente ad eventi di moria di api sia nel nord che nel sud Italia connessi all’utilizzo di fitofarmaci”.

Un aspetto molto studiato degli effetti dei neonicotinoidi sulle api da miele sono le intossicazioni subletali, che non portano alla morte delle api o delle colonie, ma a disturbi importanti nello sviluppo e nel comportamento o anche rendendo le colonie più suscettibili ad alcune malattie. Questi fenomeni con quale frequenza di manifestano? E a livello geografico come sono distribuiti?
“Come detto in precedenza questi eventi non tendono ad avere unadistribuzione precisa e costante, in quanto legati a trattamenti eseguiti su diverse colture. Quindi non si è più osservato un evento di moria così chiaramente localizzato nelle aree a vocazione maidicola come nel 2008”.

E a proposito di malattie, quanto incidono oggi i patogeni e parassiti delle api sullo stato di salute e la mortalità degli alveari, al di là degli insetticidi e di altri fattori ambientali?
“Ovviamente nell’affrontare gli eventi di moria delle api è importanteprendere comunque in considerazione anche le malattie di questa specie secondo un corretto approccio epidemiologico.
Fra gli agenti di malattia delle api dobbiamo ovviamente tenere conto del fatto che alcuni di essi come l’acaro Varroa destructor e il fungo Nosemaceranae sono una presenza costante nell’alveare, in particolare il primo. Ciò premesso gli apicoltori devono adottare i principi delle buone pratiche apistiche nella conduzione delle proprie colonie, associando la tecnica apistica ai farmaci oggi disponibili almeno per controllare l’infestazione da Varroa. Sappiamo infatti che la Varroa oltre a danneggiare direttamente la covata e l’ape adulta favorisce anche l’azione patogena dei virus, aggravando ulteriormente il quadro generale.
Va tuttavia sottolineato che la presenza di agenti di malattia e gli eventi dimoria/spopolamento hanno un diverso impatto sull’alveare e devono essere gestiti ciascuno per le proprie caratteristiche. Il fatto che siano presenti deiparassiti non può essere portato a giustificazione di eventi di moria che si manifestano con caratteristiche peculiari”.

Considerando i dati dei progetti di monitoraggio che abbiamo visto sopra, cosa ci si può aspettare come effetti positivi sugli alveari con il bando dei neonicotinoidi?
“La prima conseguenza dovrebbe essere una diminuzione degli eventi dimoria/spopolamento. Tuttavia, il bando in oggetto riguarda, come detto sopra, i tre principali neonicotinoidi, non tutti. Ne deriva che l’attenzione agli eventi di moria/spopolamento deve rimanere elevata, segnalando al servizio veterinario delle Asl eventuali episodi, secondo il piano di segnalazioneistituito dal ministero della Salute nel 2014, così da poter disporre di dati e conoscenze reali su questa problematica”.

agronotizie.imagelinenetwork.com

Byadmin Pubblicato 2 Maggio 2018

Per salvare l’apicoltura arriva lo stop di Bruxelles ai neonicotinoidi

Via libera degli Stati membri alla proposta della Commissione sul divieto di utilizzo dei tre principi attivi accusati di essere i responsabili della morìa delle api europee degli ultimi anni.

Dopo un interminabile dibattito e anni di confronti la famigerata querelle comunitaria sui neonicotinoidi, i pesticidi accusati di essere i responsabili della morìa delle api registrata negli ultimi anni in Europa, ha trovato una soluzione con lo stop di Bruxelles arrivato il 27 aprile. Il Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi che riunisce i rappresentanti degli Stati membri ha infatti dato il via libera alla proposta Commissione europea volta a limitare ulteriormente l’uso dei tre principi attivi («imidacloprid», «clothianidin» e «thiamethoxam»), meglio noti come neonicotinoidi: l’ultima valutazione scientifica, in linea con le ultime conclusioni dell’Efsa, ha concluso che il loro uso esterno danneggia le api.

«La protezione delle api è una questione importante per la Commissione poiché riguarda la biodiversità, la produzione alimentare e l’ambiente», sottolinea l’esecutivo di Bruxelles in una nota. Su iniziativa del presidente della Commissione Juncker, che aveva incluso il dossier neonicotinoidi tre le priorità del programma di lavoro di Bruxelles, il Collegio dei commissario aveva già discusso del bando ai concianti per le sementi il 29 marzo 2017.

Le nuove restrizioni all’uso dei principi attivi

Le restrizioni concordate oggi vanno oltre le misure già in vigore dal 2013. Tutti gli usi esterni delle tre sostanze saranno vietati e l’utilizzo dei neonicotinoidi in questione sarà ammesso solo nelle serre permanenti dove non è previsto alcun contatto con le api.

Il commissario per la Salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, ha accolto favorevolmente il voto di oggi venerdì 27 aprile, sottolineando che «la Commissione aveva proposto queste misure mesi fa, sulla base del parere scientifico dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. La salute delle api rimane di fondamentale importanza poiché riguarda biodiversità, produzione alimentare e ambiente». Il regolamento sarà ora adottato dalla Commissione europea nelle prossime settimane e sarà applicabile entro la fine dell’anno.

Le reazioni

«Per salvare le api è ora necessario che il divieto riguardi coerentemente anche l’ingresso in Italia e in Europa di prodotti stranieri trattati con i principi attivi sotto accusa». Questa la reazione della Coldiretti dopo il via libera degli Stati membri alla proposta della Commissione. «Non è accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia ed in Europa, anche grazie agli accordi di libero scambio – aggiunge il presidente dell’organizzazione Roberto Moncalvo -.È necessario, invece, che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro».

Critiche invece da Bayer. Per il gruppo di Leverkusen «la decisione degli Stati membri dell’Ue di limitare l’uso di alcuni neonicotinoidi alle applicazioni in serre permanenti è un cattivo affare per il settore agricolo europeo e per l’ambiente, e non migliorerà la quantità di api o altri impollinatori. La decisione ridurrà ulteriormente la capacità degli agricoltori europei di affrontare importanti parassiti, molti dei quali non prevedono trattamenti alternativi».

www.agrisole.ilsole24ore.com

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